Media Education peer education

Media education opportunità per scuola e famiglia

Laboratori in classe per affrontare il tema dell’uso positivo delle tecnologie digitali. Nel farlo, come da filosofia di progetto, l’esperienza ha coinvolto studenti e studentesse, insegnanti e famiglie toccando le dimensioni etica, estetica e critica.

Di seguito l’analisi di educatori ed educatrici di EDI, Francesco Delia, Paola Ferro, Mario Leombruno, Giulia Trombetti che nel progetto Diritti 3 (Diritti alla Terza) hanno lavorato nelle classi esplorando attraverso laboratori di peer education co-progettati con le scuole e workshop con i genitori, il tema delle tecnologie digitali rispetto a consapevolezza dei rischi, potenzialità creative e didattiche, e risvolti etici. (Qui trovi il punto di vista delle insegnanti).

Qual è il livello di consapevolezza di ragazzi e ragazze rispetto ai rischi online?

Giulia Trombetti: “L’ampio utilizzo dei dispositivi digitali ha portato i ragazzi tra gli 11 e i 13 anni a sviluppare una notevole familiarità con i rischi online, grazie alle esperienze personali o all’osservazione delle esperienze degli altri. Nonostante non siano pienamente consapevoli della teoria e della classificazione precisa dei rischi, ragazze e ragazzi dimostrano di comprendere le conseguenze delle loro azioni online e spesso sono in grado di adottare strategie di protezione personale.”

Mario Leombruno: “La consapevolezza cresce anche grazie all’incremento di influencer, associazioni e organizzazioni che negli ultimi anni hanno dato particolare rilievo al tema che ha contribuito a sensibilizzare ragazze e ragazzi, anche i più piccini, su un uso meno “disinvolto” della rete.”

Paola Ferro: ”Tuttavia, come riportato anche dalle docenti, è emersa la tendenza ad acquistare ad un’età sempre più precoce dispositivi digitali di cui i bambini tra 6 e gli 11 anni fanno uso personale. Ed emerge, durante le attività di Peer Education, che i più giovani utilizzano i dispositivi in modo simile ai loro coetanei più grandi. Ciò include il tempo di utilizzo, le risorse e i contenuti visitati, l’uso di Social Network, compresi quelli più rischiosi come Telegram, e il coinvolgimento in giochi online. Nonostante i rischi potenziali siano gli stessi, questi bambini e bambine sono necessariamente più vulnerabili.”

Media education EDI onlus

Quali sono gli atteggiamenti e le conoscenze delle famiglie rispetto ai rischi online?

Francesco Delia: “Durante il progetto, sia da parte di ragazzi e ragazze che hanno partecipato alle attività, sia da parte dei genitori, constato una consapevolezza a “brandelli” e cioè non organica e non organizzata: ci sono informazioni superficiali che girano sui social media e sui media tradizionali ma spesso queste informazioni non vengono tradotte a modulare in profondità il proprio piano etico o quello dei comportamenti. È come se alcune conoscenze rimanessero galleggianti fino a quando non si inciampa personalmente in qualche brutto episodio e solo allora si riescono a vedere le connessioni fra il mondo e il proprio sé online e onlife.” Mario Leombruno: “I genitori spesso si limitano solo a stabilire tempi contingentati di utilizzo dei dispositivi, senza fare differenze tra i diversi usi che ne fanno i loro figli”. Paola Ferro: ”I genitori possono faticare a tenere il passo con le nuove sfide digitali, rischiando di non essere del tutto consapevoli dei potenziali pericoli che loro stessi e i loro figli potrebbero incontrare durante le attività online.” Giulia Trombetti: “In generale, vi è una scarsa conoscenza dei rischi derivanti dalla condivisione di foto e video dei propri figli.” Mario Leombruno: “ Infatti lo sharenting è purtroppo una pratica diffusissima di cui pochissimi sembrano percepire il rischio. Tra le questioni più frequentemente dibattute a scuola e a casa, sembra che il cyberbullismo la faccia da padrone, mentre rimangono ancora grandi zone d’inconsapevolezza rispetto ad altri comportamenti non positivi in rete. Penso in modo particolare l’uso di dispositivi mobili affidati anche a bambine e bambine in tenera età senza il controllo dei genitori che si traduce spesso nell’installazione di applicazioni e giochi che può incappare in abbonamenti a pagamento e che spesso non tiene conto delle condizioni di utilizzo, con conseguente diffusione di dati personali e tracciamenti indesiderati. Altro contesto da tenere particolarmente d’occhio è quello dei videogiochi multiplayer, in cui spesso ragazze e ragazzi trascorrono molte ore del loro tempo libero, forse senza la sufficiente consapevolezza sui rischi di dipendenza o addirittura di adescamento.”

Come possono essere utili gli interventi a scuola che propone EDI onlus?

Cittadinanza digitale EDI onlus

Paola Ferro: ”L’interazione tra scuola e genitori attraverso workshop e sessioni informative, può influenzare positivamente la consapevolezza dei genitori sulle opportunità online per l’apprendimento dei loro figli e può contribuire a creare un ambiente educativo in cui tutti sono ben informati e in grado di sfruttare appieno le risorse disponibili online.

Francesco Delia: “Rispetto all’esperienza maturata in seno al progetto Diritti³, ho trovato molto efficace lavorare sui conflitti esistenti nelle classi, e nei conflitti interpersonali e/o fra gruppi interni antagonisti fra loro. La totalità di questi conflitti è vissuta appunto sulle due sponde della vita reale e della vita online ed è proprio dentro a questa liminalità che le azioni messe in campo con il laboratorio sono state efficaci in un duplice senso: rispetto alla consapevolezza del peso delle azioni individuali e della responsabilità in un contesto “comunitario”, rispetto all’elaborazione di un prodotto comunicabile a altri coetanei che in più occasioni ha mutato il segno di un’esperienza da negativo a positivo.”

C’è consapevolezza rispetto alle opportunità che offre la rete?

Mario Leombruno: “ In linea generale, si potrebbe affermare che la rete e i dispositivi digitali siano vissuti sia da ragazzi e ragazze, sia dai genitori quasi esclusivamente come strumento di evasione e intrattenimento, perdendo di vista tutto il loro potenziale educativo. Gli studenti e le studentesse, sembrano rivolgersi alla rete quasi esclusivamente per ottenere informazioni che li facilitino nel fare i compiti, spesso limitandosi a copia/incollare contributi trovati su internet senza adeguata rielaborazione e consapevolezza delle questioni relative al copyright e all’uso etico dei materiali diffusi online.”

Francesco Delia: “Fra le persone minorenni che incontriamo spesso la produzione di contenuti audiovisivi si attesta prevalentemente sul tentativo di emulazione di diversi influencer. C’è anche poco utilizzo della rete rispetto alla ricerca di informazioni o rispetto alle possibilità formative e educative. “

Giulia Trombetti: “L’assenza di un uso creativo degli strumenti digitali potrebbe derivare da diversi fattori, tra cui la mancanza di formazione specifica sull’uso produttivo della tecnologia, la mancanza di incoraggiamento da parte degli adulti o semplicemente da una mancanza di consapevolezza delle opportunità disponibili.”

Francesco Delia: “Maggiore attenzione, rispetto alle opportunità che offre, è certamente il mondo dei videogames. Questi giochi propongono un linguaggio ampiamente stimolante che potrebbe essere utilizzato non soltanto in funzione didattica ma soprattutto rispetto a riflessioni di tipo etico. C’è infatti uno sforzo notevole da parte di alcune case di produzione a concepire videogames applicati: attraverso storie complesse e personaggi ben sviluppati, i giocatori sono spinti a prendere decisioni morali che influenzano lo sviluppo della trama. Queste decisioni non solo rendono l’esperienza di gioco più coinvolgente, ma anche una preziosa occasione per esplorare e riflettere su questioni etiche reali.
Anche rispetto alla questione dell’intelligenza artificiale, nei videogames si sta sperimentando un uso positivo che agisce sul lato della personalizzazione dell’esperienza che porta a una maggiore inclusività e possibilità di accesso all’esperienza.”

Come vengono utilizzate le tecnologie digitali a scuola?

Paola Ferro: ”Molto spesso, nonostante i docenti siano consapevoli delle risorse online e delle opportunità che la rete offre per l’insegnamento e l’apprendimento, adottano un atteggiamento quantomeno ambivalente, e spesso sono proibizionisti rispetto all’uso delle tecnologie, soprattutto in classe durante le lezioni. La formazione continua del corpo docente, in tal senso, può influenzare notevolmente il grado di consapevolezza rispetto alle opportunità didattiche della rete.”

Giulia Trombetti: “Molti insegnanti hanno adottato l’uso di materiali multimediali nella loro pratica didattica, tuttavia questi vengono spesso utilizzati mantenendo intatta la struttura della lezione frontale. L’uso di applicazioni che incoraggiano la creatività degli studenti nella produzione di contenuti digitali come video, podcast, presentazioni PowerPoint, è ancora relativamente raro.”

Come i genitori “vivono” le tecnologie digitali con i propri figli e figlie?

Giulia Trombetti: “Per quanto riguarda i genitori, oscillano tra l’assumere atteggiamenti proibizionisti e atteggiamenti più permissivi nei confronti dell’uso della tecnologia da parte di ragazzi e ragazze. Alcuni possono essere troppo restrittivi, vietando l’accesso a determinati strumenti digitali senza considerare il loro potenziale educativo. Altri, invece, possono adottare un approccio troppo permissivo, consentendo ai ragazzi di utilizzare i dispositivi digitali senza una supervisione adeguata o senza promuovere un uso responsabile e creativo.”

Paola Ferro: ”A mancare oltre alla consapevolezza delle opportunità che le tecnologie digitali offrono come strumenti educativi, manca anche la consapevolezza dell’influenza che queste tecnologie possono avere nella relazione educativa come creatrici e produttrici di momenti di condivisione, comunicazione e confronto. Troppo spesso, soprattutto nelle fasi evolutive della pubertà e della preadolescenza, le tecnologie digitali rischiano di diventare solo motivo di conflitto nelle relazioni genitori-figli.”

Quali strumenti digitali proponete come esempi di utilizzo positivo per valorizzare le dimensioni critica,estetica ed etica nei laboratori proposti in classe?

Francesco Delia: “A me piace proporre la campagna pubblicitaria della Huawei “It’s in your hands”. Aldilà delle intenzioni commerciali (che chiarisco prima di farlo visionare), questo spot apre a diverse questioni è molto utile per far capire cosa significa essere responsabili ma è molto utile per far capire ai genitori che tipo di “educazione” e di lavoro genitoriale c’è dietro la scelta responsabile che fa il protagonista dello spot.”

Paola Ferro: ”Durante le attività utilizziamo strumenti di creazione multimediale (CupCut, Canva, Padlet) permettendo a studenti e studentesse di sviluppare competenze creative e critiche attraverso la produzione di contenuti multimediali e di riflettere sull’uso etico delle immagini, rispettare i diritti d’autore, o la privacy del soggetto in fotografia.
Inoltre usiamo strumenti di collaborazione online (Padlet, Mentimeter) con i quali facilitiamo la comunicazione e la collaborazione e che ci permettono di lavorare insieme a loro sul rispetto delle altre persone, sull’espressione delle proprie opinioni rispettando la diversità delle prospettive.
Infine abbiamo utilizzato anche strumenti di sensibilizzazione sociale come articoli di testate giornalistiche online, documentari interattivi o materiali informativi creati appositamente sulle tematiche come quelli forniti dal sito di Generazioni Connesse attraverso i quali abbiamo stimolato la consapevolezza critica su questioni sociali, incoraggiando azioni etiche in risposta alle problematiche presentate.”

Giulia Trombetti: “Nella nostra esperienza siamo partiti dalla dimensione social che ragazzi e ragazze vivono di più e poi abbiamo mostrato come è possibile creare contenuti e sperimentare la propria creatività invece che fruire passivamente di contenuti creati da altre persone. Con questo presupposto, abbiamo impiegato strumenti di sensibilizzazione sociale come video interattivi e materiali informativi specificamente creati, utilizzando anche risorse fornite dal sito di Generazioni Connesse.
Inoltre abbiamo utilizzato strumenti come Power Point, CupCut, Canva o Comica per dare alle ragazze e ai ragazzi modo di esprimere la propria creatività e contestualmente abbiamo provato a farli ragionare sulla dimensione etica della scelta delle immagini e dei materiali.”

Mario Leombruno: “ Nei laboratori fatti in classe abbiamo utilizzato molti strumenti digitali, dal semplice Power Point al Padlet, Mentimeter, fino a registratori sonori per la realizzazione di prodotti multimediali per le campagne di peer education. Oltre alla loro utilità pratica, abbiamo sottolineato come l’abitudine a servirsi di questi strumenti possa aprire lo sguardo e stimolare un approccio critico e creativo rispetto ai temi affrontati, costringendo tra l’altro gli utenti a tenere sempre presenti le dimensioni critica, etica ed estetica nel reperimento e nell’elaborazione dei materiali.”

Perché è importante lavorare su questi aspetti se pensiamo ai diritti dei bambini e delle bambine?

Mario Leombruno: “Essendo ormai la dimensione digitale parte essenziale della vita dei ragazzi e delle ragazze, che ormai faticano a differenziare l’esistenza online da quella offline, appare ovvio che la consapevolezza su questi aspetti sia centrale per esercitare appieno i diritti di cittadinanza.”

Francesco Delia: “L’intreccio tra vita reale e vita online è così fitto (fra non troppo tempo sarà inestricabile) che tralasciare gli aspetti educativi, etico-comportamentali, di regolamentazione e di opportunità del mondo digitale sarebbe dare completo spazio ai “cattivi” e non riconoscere che tutto ciò che viene esperito online ha poi una ricaduta sulla vita reale delle persone.”

Paola Ferro: ”L’alfabetizzazione digitale apre le porte a una vasta gamma di risorse educative online. Garantire che i bambini e le bambine siano consapevoli di queste opportunità significa facilitare l’accesso all’istruzione e alle informazioni.
La formazione digitale contribuisce a ridurre il divario digitale tra i bambini, promuove l’equità rispetto alle opportunità di apprendimento.
Lavorare su questi aspetti con i bambini e le bambine li prepara per un futuro in cui la tecnologia è centrale in molti aspetti della vita quotidiana e lavorativa.
Coinvolgendo i genitori nell’alfabetizzazione digitale dei loro figli, si crea un ambiente di supporto che favorisce una comprensione condivisa e promuove pratiche online sicure all’interno delle famiglie.”

Giulia Trombetti: “Una buona alfabetizzazione digitale consente ai bambini e alle bambine di partecipare attivamente alla società digitale, permettendo loro di comunicare, condividere idee e contribuire alla creazione di contenuti online. Questa partecipazione è essenziale per il loro sviluppo sociale e civico.
Infine lavorare su questi aspetti è importante per garantire alle bambine ed ai bambini autonomia ed empowerment. Permettere ai bambini e alle bambine di sviluppare autonomia nell’utilizzo della tecnologia e di sentirsi più sicuri nell’esplorare il mondo digitale, li aiuta a sviluppare competenze critiche e decisionali importanti per il loro futuro.
In sintesi, lavorare su questi aspetti è cruciale per garantire che i bambini e le bambine possano godere pienamente dei loro diritti, consentendo loro di accedere alle opportunità offerte dalla tecnologia in modo sicuro, responsabile ed empatico.”

Francesco Delia: “Al momento, sembra che la scuola stia affrontando questo ordine di problemi e la sfida della cittadinanza digitale, con il solo impedimento a utilizzare i dispositivi digitali e con la creazione di cartelloni (se ne vedono ovunque in tutte le scuole che ho frequentato). Pensare ad un utilizzo scolastico organico e organizzato della rete, che metta al centro le responsabilità individuali (per la salvaguardia del pianeta e dell’umanità che lo abitano e per l’estensione reale di diritti universali) credo sia la cosa più urgente da fare.”

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Dove

Napoli

Partner

Capofila

MARKER EDI-01-01-01
Partner
Comune di Napoli
Comune di Napoli Municipalità 2
Comune di Napoli Municipalità 3
USSM (Ufficio Servizio Sociale Minori Napoli)
Ass. Centro “la Tenda” onlus
Ass. Traparentesi Onlus
Koinè¨ cooperativa sociale
La Bottega del Liocorno onlus
IC Fava Gioia
IC Mastriani
IC Novaro Cavour
IC Russo Montale

Grazie a

Durata del progetto

2022 -2024

EDI Onlus mette al centro del proprio lavoro il rispetto dei diritti dei bambini e delle bambine, delle adolescenti e degli adolescenti, degli uomini e delle donne, considerando il rispetto di genere una questione fondamentale del proprio approccio educativo e formativo. Nel presente documento, per semplificazione e sintesi, si utilizzano termini declinati al maschile falso neutro, ossia come riferimento al genere sia maschile che femminile.