Radio adolescenti

La radio con ragazzi e ragazze

Di Michele Cavicchioli - Coordinatore senior

La radio con ragazzi e ragazze: strumento educativo promotore di cittadinanza, partecipazione e cambiamento

“…forse le nostre parole vi faranno cambiare idea…
e cambiando idea, si cambia il mondo”

Sherouk, 13 anni – Milano

Nell’era digitale in cui viviamo, per dirla con Luciano Floridi, “onlife” (1), il mondo dell’educazione sempre più si avvale di strumenti innovativi che permettono a chi “lavora con la relazione” di raggiungere ragazzi e ragazze in modi sempre più efficaci. 

Tra questi strumenti, la radio e i podcast stanno emergendo come potenti risorse educative, offrendo opportunità uniche per arricchire il processo di apprendimento.

La radio e i podcast come strumento educativo

I vantaggi dell’utilizzo di questi strumenti sono riassumibili in:

  • accessibilità: con uno smartphone e una connessione internet possiamo accedere a qualunque tipologia di contenuto audio;
  • flessibilità: i contenuti sono accessibili in ogni spazio e tempo;
  • creatività: si possono esplorare nuove forme di espressione creativa, incorporando elementi come musica, interviste e narrazione per rendere il contenuto più accattivante e originale.

L’esperienza di EDI onlus con la radio

La Cooperativa EDI ha maturato una lunga esperienza nell’utilizzo “educativo” di questo strumento. Le virgolette sono d’obbligo perché non abbiamo mai avuto l’ambizione di realizzare prodotti radiofonici professionali, quanto più concentrarci sul processo che, trasformando il gruppo classe in una redazione, attiviamo. Nel tempo abbiamo sviluppato una metodologia, attorno a radio e podcast, che persegue e si incardina attorno a 3 diversi focus:

  • un focus di risultato: accrescimento di competenze trasversali, relazionali e digitali (onlife appunto);
  • un focus di processo: la classe o il gruppo informale come redazione radiofonica, con ruoli e responsabilità definiti. Il tutto inserito nella più ampia cornice metodologica dell’ “Approccio ai Diritti”;
  • un focus tematico: la Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza definisce la nostra cornice anche dal punto di vista tematico.

La Radio per esprimere cittadinanza e partecipazione

 Ma perché dedicare tanto tempo alla Radio? La risposta l’abbiamo appresa sul campo in questi ultimi 12 anni, da quel lontano 2012 quando per la prima volta un team di nostri educatori ed educatrici, in alcune scuole della città di Roma, è entrato in aula con un microfono e un piccolo mixer. Il progetto si chiamava UndeRadio – La web radio contro le discriminazioni” e da allora, ogni anno, migliaia di ragazzi e ragazze si possono sperimentare con questo strumento grazie ai progetti che implementiamo. Proprio sul campo appunto, abbiamo osservato che:
  • la media education, intesa come approccio critico all’informazione e all’utilizzo dei media, digitali e non, rappresenta una delle chiavi di lettura attraverso cui leggere abitudini, aspirazioni e punti di vista di ragazzi e ragazze;
  • prendere voce è, in sé, un esercizio di cittadinanza e partecipazione, in ottica di cambiamento e di tutela dei diritti propri e altrui. Questo vale soprattutto rispetto ad una fascia di età che non è abituata a godere di spazi di ascolto e protagonismo e che, a gran voce, li richiede e cerca di prenderseli;
  • la narrazione orale è un potente strumento di cura ed empowerment personale.
Abbiamo messo a fuoco questo aspetto soprattutto nel corso dell’emergenza sanitaria: isolamento, amicizia, distanza, normalità, diritti, scuola, relazioni, crisi, amore, emergenza, divertimento, paura, futuro, famiglia, tempo. Queste sono solo alcune delle parole che i ragazzi e le ragazze hanno usato per raccontarci la loro esperienza durante i mesi del lockdown. Nel farlo ci hanno consegnato le loro paure, le loro scoperte, la scuola a distanza, le relazioni familiari, il loro originale sguardo sul presente e sul futuro. La radio si è quindi rivelata un’ottima compagna di viaggio, che ha dato voce a paure e frustrazioni e, nel tirarle fuori, almeno in parte, ha permesso di elaborarle.

Parole per il cambiamento

Nella citazione di Sherouk, che apre questo breve articolo, risiede il senso profondo e trasversale del nostro lavoro con la radio: favorire un cambiamento perché i Diritti siano sempre meno privilegio di pochi.

La Radio si muove in questa direzione attraverso le parole, “parole che possono cambiare il mondo”.
E voi che ne dite?
Quali sono le parole che possono davvero fare la differenza?

(1) “La società dell’informazione è la società delle mangrovie. Le mangrovie crescono nel delta del fiume, dove l’acqua dolce (l’analogico) si confonde con l’acqua salata del mare (il digitale). Ed è in questa dimensione ibrida, in questa acqua salmastra, che crescono le mangrovie, il mondo onlife. Non più analogici, non ancora del tutto o definitivamente digitali”.

“Di fronte a noi ci sono due alternative: spugne e coralli, per usare un’altra metafora acquatica. Se creeremo una generazione di spugne che assorbono informazioni senza porsi le domande – giuste o sbagliate che siano – subiremo dei danni e resteremo ai margini del sistema. Se invece saremo capaci di forgiare una generazione di coralli che si generano e rigenerano, costruendo in modo creativo l’infosfera in cui crescono, allora saremo in grado di costruire scenari bellissimi. Perché questa seconda opzione si possa affermare occorre la partecipazione di tutti.” 

Luciano Floridi