carcere persone minorenni

RI#SCATTO: Diritto alla libertà di ricominciare

Attività sportive ed educative per promuovere il benessere durante l’esperienza penale e sostenere lo sviluppo di capacità relazionali per il reinserimento

I ragazzi e le ragazze presenti oggi nelle carceri minorili italiane (IPM) sono 491 *. 

Durante quest’anno ne sono transitati 997, di cui più della metà (545) ha un’età compresa tra i 16 e 17 anni. Si tratta di un numero relativamente basso a fronte dei 20.851 casi complessivamente presi in carico dai servizi sociali della giustizia minorile (USSM), di fatto appena lo 0,5%. 

Il sistema della giustizia penale minorile italiano riesce a rendere quasi residuali i casi di detenzione in carcere, trovando per i ragazzi risposte alternative, come la misura di messa alla prova, e la possibilità di scontare la pena ai domiciliari, o in comunità.

Ad entrare in carcere, però non è solo chi ha commesso un reato grave, ma anche chi si trova in una situazione di maggiore fragilità perché le misure detentive e i reati sono valutati, anche rispetto alla debolezza sociale della persona, penalizzando chi si trova in una condizione che rende più difficoltoso l’accesso a percorsi alternativi, (mancanza di residenza, di famiglia, di tutori).

Anche per questo le persone presenti nelle carceri minorili hanno bisogno della massima attenzione.

Chi sono

I ragazzi in IPM hanno un’età compresa tra i 14 e i 25 anni di età limite massimo per la permanenza nel circuito penale minorile per coloro che hanno commesso reati da minorenni. 
Entrano in IPM persone che hanno commesso reati contro la persona (24%), contro il patrimonio (59%), contro l’incolumità pubblica (12%), altri delitti (5%).

Solo il 12% delle persone presenti in IPM ha una sentenza definitiva, mentre gli altri sono in custodia cautelare, in attesa di 1° giudizio, appellanti, ricorrenti e con una posizione giuridica mista senza giudizio definitivo. Di questi il 53% è di nazionalità straniera e il 35% di nazionalità italiana.

Più della metà, il 53%, ha tra i 16 e 17 anni (i giovani adulti sono il 38%). Per il 98% sono maschi (sono presenti solo 11 femmine).

DIRITTI AL CENTRO

Il nostro approccio è psicosociale ed educativo e mette al centro del proprio lavoro i diritti.

La metodologia adottata infatti si basa sulla Pedagogia dei diritti umani e propone una modalità d’intervento che permette il riconoscimento e l’esercizio dei diritti attraverso la relazione formativa in modo tale da sviluppare una conoscenza dei propri diritti e da formarsi attraverso l’esercizio di tali diritti.

Gli strumenti utilizzati per queste tipologie di intervento sono l’attività sportiva e il gioco perché prevengono inerzia, demotivazione, e rabbia, promuovendo una riconnessione col corpo e col movimento che contribuisce a salvaguardare il diritto alla salute, inteso nella sua accezione più ampia e non come una semplice “assenza di malattia”. Attraverso il lavoro di gruppo e di squadra inoltre si forniscono ai ragazzi strumenti per far fronte al “dopo”, allo stigma della detenzione e di altri pregiudizi che possono minare la fiducia e le possibilità di un completo reinserimento promuovendo il diritto alla non discriminazione.

> Per approfondire: Esperienze a confronto: percorsi possibili per le persone minorenni in carcere

RI#SCATTO: IL DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI RICOMINCIARE

Per un reale contributo al reinserimento sociale serve lavorare su due fronti: con i ragazzi dentro e con la società fuori. 
Se i ragazzi in IPM pagano per il loro comportamento è necessario che questo serva, almeno,  ad una effettiva liberazione e che sia possibile superare le fragilità dei legami sociali attraverso la ricostruzione dei legami di comunità. 

Per questa ragione, promuoviamo una comunicazione rivolta all’opinione pubblica, per aprire l’immaginario collettivo, riconoscendo stereotipi e pregiudizi che portano alla discriminazione nei confronti degli ex-detenuti. 

Vogliamo fare in modo che la società sia in grado di accogliere il giovane una volta scontata la pena, garantendo il suo diritto e la piena possibilità di reintegro sociale e lavorativo.

Puoi sostenere i nostri progetti RI#SCATTO per permettere la loro continuità nel tempo

I nostri progetti in IPM e USSM

In questi anni abbiamo sviluppato progetti in diversi territori con l’obiettivo di migliorare il benessere psico-fisico di giovani del circuito penale minorile e favorire percorsi di inclusione e reintegro nella società partendo dalla considerazione che il proprio benessere parte anche dalle relazioni positive con l’ambiente che ci circonda: RI#SCATTO.

Nell’IPM a Casal del Marmo a Roma portiamo il Rugby, progetto arrivato alla terza edizione, dove il percorso prevede la co-conduzione dei laboratori da parte di un allenatore, educatori e psicologo, in modo che le dimensioni emozionali sperimentate attraverso lo sport siano rese esplicite e consolidate da un supporto psicosociale ed educativo.

A Palermo abbiamo supportato con educatori esperti il progetto Remare in libertà che coglie l’opportunità della pratica sportiva del canottaggio come occasione per entrare in contatto con la comunità sportiva attraverso eventi e manifestazioni.

Con il progetto Gesti innovativi abbiamo coinvolto giovani tra i 16 e i 19 anni in collaborazione con l’USSM di Palermo nel laboratorio Refresh per la co-progettazione e co-realizzazione di arredi urbani per far comprendere l’interconnessione circolare tra benessere personale, cura dell’ambiente e benessere di comunità.

Attraverso Avrò cura di tè abbiamo lavorato su un altro aspetto che è quello che riguarda la possibilità di favorire il mantenimento dei legami relazionali ed affettivi tra persone private della libertà ed i loro familiari, in particolare tra genitori padri detenuti e loro figlie e figli.

Puoi sostenere i nostri progetti RI#SCATTO per permettere la loro continuità nel tempo

* Dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità del Ministero di Giustizia (15 Novembre 2023)
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