
Avrò cura di te
Favorire il mantenimento dei legami relazionali ed affettivi tra persone private della libertà ed i loro familiari.
Il progetto “Avrò cura di te” nasce dalla volontà di favorire il mantenimento dei legami relazionali ed affettivi tra persone private della libertà ed i loro familiari, in particolare tra genitori padri detenuti e loro figlie e figli. Il progetto, finanziato dalla Regione Lazio e svolto da EDI in partenariato con l’associazione Il Ponte Magico, si è costruito su un percorso di 4 incontri, 3 dei quali rivolti ai detenuti uomini nella Casa Circondariale di Velletri ed un quarto e ultimo aperto anche ai loro figli alle loro figlie e, quando presenti, anche alle madri.
Essere genitori in carcere
In molti istituti le persone in stato detentivo non sempre hanno la possibilità di elaborare il proprio vissuto e confrontarsi sull’argomento della genitorialità. Troppo spesso figli e figlie si trovano ad affrontare l’assenza del genitore e questa particolare condizione crea ovviamente difficoltà nell’instaurare all’interno dei tempi e degli spazi a disposizione, un sano rapporto genitore-figlio. Inoltre spesso questi spazi dedicati all’incontro dei nuclei familiari sono poco accoglienti e non rispondono alle esigenze specifiche di tali incontri.
Come EDI onlus abbiamo approfondito le tematiche legate alla genitorialità positiva, il benessere e la cura nella relazione, utilizzando il gioco come strumento espressivo, in collaborazione con l’Associazione Il Ponte Magico esperta del contesto di detenzione. Il progetto ha visto la partecipazione di 21 detenuti.
Il percorso
Tutto il percorso si è centrato sullo stimolare ed agevolare un pensiero rispetto al ruolo genitoriale utilizzando il gioco come modalità relazionale e possibilità comunicativa e di scambio affettivo tra padri e figlie nel contesto del carcere.
La costruzione di questo rapporto tocca sfere delicate e dimensioni molto personali della relazione affettiva ed è dunque necessario partire dalla creazione di un clima di rispetto e accettazione reciproca. La struttura del progetto ha dunque visto i primi 3 incontri dedicati alla condivisione di esperienze e emozioni relative al proprio ruolo genitoriale per arrivare alla proposta e elaborazioni di momenti di gioco da proporre alle proprie famiglie durante il quarto e ultimo incontro in cui è stato possibile ricavare un tempo dedicato al proprio essere padri.
Essere persone detenute non priva del proprio ruolo genitoriale, che non solo rimane presente ma costringe alla ricerca di quelle che sono le modalità migliori per esercitarlo seppure dall’interno di un istituto di pena.
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