
SI FUNZIONA! Arcipelago Educativo tra valutazione di impatto e racconto dell’esperienza di Rosarno
L’intervento di Arcipelago Educativo che mira a contrastare il Summer Learning Lost (la perdita di motivazione e conoscenze durante l’estate) è efficace.
Lo dimostra la Valutazione di Impatto, il primo studio italiano su questo tema, sul progetto nazionale promosso e co-progettato da Save The Children Italia e Fondazione Agnelli.
Dopo l’estate passata insieme agli educatori è stato riscontrato non solo una non-perdita di conoscenze ma anche un miglioramento nelle materie umanistiche e di quelle scientifiche. Ma il risultato forse più importante è che ragazzi e ragazze hanno espresso l’interesse per imparare cose nuove, l’interesse a capire ciò che si studia, e l’interesse per migliorare le proprie competenze.
La ricetta sta nella metodologia proposta che parte dal gioco, dal gruppo, e dalla Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ed è sottoscritta attraverso il Patto Educativo di Corresponsabilità che all’inizio del percorso sancisce l’impegno di terzo settore, scuole, famiglie e in prima persona dei ragazzi e delle ragazze, e dei bambini e delle bambine coinvolti.
Ecco la testimonianza dell’esperienza vissuta a Rosarno da Elena Crucitti responsabile del centro per EDI onlus
Arcipelago Educativo offre la possibilità di vivere la scuola d’estate, attraverso attività di recupero degli apprendimenti che si basano sul gioco: come vivono bambini e ragazzi questa esperienza?
Bisogna fare una premessa: diamo per scontato il diritto al gioco.
La realtà con cui Arcipelago Educativo si è misurata a Rosarno è, invece, in larga parte fatta di bambini adultizzati: per loro è decaduto il diritto al gioco.
Ne è stata una prova osservare come diversi bambini della 5^ elementare, pur partecipando all’edizione 2021, non hanno poi rinnovato l’adesione in prima media perché “ il bambino è grande ormai”. Altri, invece, trascinati dalla proposta dimostrano comunque difficoltà a coinvolgersi nella dimensione ludica perché la reputano inadatta alla loro età.
Quindi, c’è uno sforzo precedente da compiere in una simile realtà ed è quella di far entrare il ragazzo o la ragazza nella dimensione del gioco: “anche io posso!”
È a questo punto che si entra nel vivo: e si può iniziare a comprendere/fare esperienza che si può imparare divertendosi, e che anche la scuola può essere vissuta – d’estate come d’inverno – come luogo primario di relazione e apprendimento.
Quando Arcipelago Educativo finisce rimane la sfida più importante il messaggio dei ragazzi e delle ragazze che consegniamo a tutte le organizzazioni e istituzioni con cui collaboriamo: “mi diverte imparare, mi interessa conoscere cose nuove. Continuiamo anche durante l’anno scolastico?”.
Arcipelago Educativo si basa su una delicata scommessa: l’alleanza scuola-terzo settore per il recupero degli apprendimenti. Quali sono gli strumenti di cui il progetto si è dotato?
Perché è importante il Patto? Immaginate un bambino che oscilla tra l’essere guidato in tutto dai genitori e l’essere non considerato, tralasciato da quel mondo adulto schiacciato dalle impellenze del quotidiano. Immaginate questo bambino a cui tu personalmente chiedi: “firma qui!”, indicando il foglio del Patto da firmare … “io?” Un’emozione di entusiasmo misto a paura lo pervade. “si, tu! Questo documento sarà firmato dalla tua maestra, dai tuoi genitori, da me, ma riguarda te: tu ci stai? Ti vuoi impegnare? Ti vuoi divertire imparando?”. Il suo stupore è l’espressione del sentirsi degno di essere ritenuto all’altezza di una responsabilità. Lui mi guarda con gli occhi spalancati e non risponde si o no, ma chiede: “e come devo firmare?”. Ecco che il bambino si trova al centro, inaspettatamente, questa firma è il fatto nuovo, perché è lui che decide di fare il percorso insieme a tutti noi: è l’atto di fiducia dell’adulto, e l’acquisizione di consapevolezza per il bambino.
Il taccuino digitale poi, il secondo strumento, è la rappresentazione di questo percorso di consapevolezza. Si tratta della stesura partecipata tra educatori e ragazzi del racconto dei traguardi raggiunti e delle fatiche provate durante le attività. Si tratta della raccolta della “polifonia di voci” che concentra la narrazione e l’auto narrazione del processo di apprendimento. In questo percorso di autovalutazione il bambino è seguito con attenzione dagli educatori, dagli insegnanti, infine, dai genitori che vengono messi in condizione, anche dal bambino, di comprendere il valore del percorso di crescita che ha compiuto.
Tanto è vera questa cosa che in diverse case di Rosarno ne troverete una stampa affissa: il genitore vede in quel racconto suo figlio. E vede anche quegli aspetti da migliorare che non sono stigmatizzati, ma nemmeno negati. Sono raccontati come nuovi punti da cui il figlio può ripartire. Quella stampa è un’immagine di progressione non solo in ciò che è stato, ma soprattutto in ciò che potrà essere.
Capisci quanto poco serva per ottenere questo risultato quando una madre ti si avvicina e dice “non credo che a mio figlio ricapiterà più un’occasione del genere nella vita”. Non è frase dettata dall’emozione, è una verità con cui il progetto deve sapersi misurare nella realtà di Rosarno. Sembra tutto normale nel fare un uscita e visitare con i tuoi amici un Museo – nel nostro caso siamo andati al Parco d’Arte, il MU.SA.BA.- tutto normale se la mia infanzia di bambino -e probabilmente di adolescente- non fosse confinata nei dintorni della mia cittadina. Ecco che un’azione normale come andare ad un museo diventa eccezionale ed irripetibile.
Qual è la sfida da cogliere per la prossima edizione?
La prossima sfida è narrata nelle risposte precedenti: la sfida è quella di rafforzare la relazione e l’intenzione educativa del mondo adulto.
Abbiamo assistito a momenti ricchi di attenzione in cui tutti gli strumenti proposti sono stati colti e verificati in corsa. Prendiamo l’esempio del tutoraggio in presenza introdotto per la prima volta nell’estate 2022. Inizialmente eravamo tutti un po’ preoccupati di come i beneficiari avrebbero affrontato il distacco dal gioco e dai laboratori per concentrarsi in un momento di studio più statico. La qualità della relazione ha superato il limite che temevamo: gli studenti hanno visto accolti degli aspetti che erano per loro “bisogno” come fare i compiti per le vacanze, vivere il piacere di scegliere argomenti scolastici non compresi, il tutto in un tutoraggio personalizzato … che per loro diventa un’ulteriore dimensione di cura.
Quindi la sfida si concentrerà sempre su due aspetti: cogliere le esigenze e coltivare la relazione. usando gli occhi dell’adulto, ma cercando di vedere con gli occhi del bambino.
Per approfondire
- #Centri educativi, #Centri estivi, #Povertà educativa, #Scuola, #STEM
Dove
Grazie a
Partner implementatori
ACLI Milano
Associazione Kreattiva
Coop. CISV Solidarietà
Coop. sociale Ripari
Coop. sociale – impresa sociale Polo9
EasLab
Genitori Democratici
Itaca Cooperativa Sociale Onlus
Psy+ Onlus
Durata del progetto
Dal 2020 a oggi


