
l Diritto alla Pace o la pace dei Diritti?
Nella speciale giornata di oggi vogliamo parlare di Organizzazione delle Nazioni Unite, di Pace, di Diritti Umani, di Bambine, Bambini e Adolescenti. Vogliamo affrontare il delicato tema che lega tutti questi concetti perché sono parte costituente del lavoro che come cooperativa portiamo avanti da oltre 13 anni. Perché fin dalla nostra nascita facciamo formazione ai Diritti Umani ponendo al centro le persone (ogni singola persona) e le relazioni che si instaurano tra le stesse, e tra loro ed i diritti umani. Perché nel nostro lavoro ci confrontiamo quotidianamente con la Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenze che è sì perfettibile perché frutto di un compromesso storico/politico tra gli stati, ma è anche il principale strumento giuridico che oggi abbiamo a tutela delle persone di minore età.
Dopo la tragica esperienze della seconda guerra mondiale gli stati, sebbene nei differenti ruoli di vincitori e vinti e con una forte visione occidentocentrica, nel 1945 decisero di dotarsi di un organismo internazionale da tutti riconosciuto al fine di prevenire ogni situazione di potenziale conflitto. Il 20 novembre del 1989, a poco più di quarant’anni dalla sua nascita, praticamente tutti gli stati del mondo sottoscrissero all’ONU la Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, dotandosi di un corpo di regole a tutela di bambine, bambini e adolescenti. Uno dei valori guida della Convenzione, se non il suo principale riferimento, è quello di assicurare una crescita sana e sicura alle persone minorenni: la Convenzione ha come unico orizzonte possibile quello di un mondo di/in Pace.
Chi, come la cooperativa EDI, ha interesse a difendere la Convenzione, guarda con sospetto ogni azione che ne può indebolire il valore e l’efficacia. Il primo passo per indebolire la Convenzione è quello di colpire chi quella Convenzione l’ha promossa e se ne fa garante: l’ONU. Come per ogni altra organizzazione internazionale e transnazionale è la quota parte di potere che ogni stato demanda e delega all’ONU che rende questo organismo in grado di svolgere la sua funzione di pacificazione e risoluzione dei conflitti. Questo ci porta all’oggi, al 36° anniversario della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e Adolescenza, e ci proietta dentro un momento storico-politico che vede l’ONU sotto attacco come mai prima d’ora. Viviamo tutte e tutti noi dentro una quotidianità dove senza alcuna vergogna si affermano gli egoismi nazionali, dove il bullismo nelle relazioni internazionali ha preso il posto della mediazione e si contrappone ai sistemi di regole come l’ONU, perché il bullismo è insofferente alle regole e riconosce solo la legge del più forte. Diventa quindi facile in continuità con il bullismo poter arrivare ad affermare che “il diritto vale ma fino a un certo punto”. In altri termini, significa aprire la porta ad un’infinita serie di eccezioni di fronte alle quali il diritto non vale più, perché oltre quel “punto” vale l’eccezione. Ma chi definisce le eccezioni? il più forte, il bullo. È il depotenziamento di quel patto sociale che prende il nome di ONU, è la sua delegittimazione davanti agli occhi del mondo che mette a rischio la fine di ogni orizzonte di un mondo costruito sulla Pace. È la prospettiva di ridurre la Convenzione ONU sui Diritti di bambine, bambini e adolescenti a mero valore simbolico privo di reale efficacia.
Per chi come EDI usa la Convenzione come strumento e contenuto del proprio agire formativo, questo stato di cose comporta la necessità di un ragionamento interno sul senso del proprio lavoro:
- Con quale riconoscimento di legittimità e di realismo si porta nelle scuole una proposta formativa-educativa costruita intorno a un corpo di diritti umani che tra molti grandi della politica mondiale è non solo sotto attacco ma completamente calpestato?
- Davanti ad alunne, alunni, docenti e famiglie come si evita di generare frustrazione e disillusione parlando di qualcosa che sembra fuori dalla realtà e irraggiungibile come il riconoscimento dei propri diritti?
Ci stiamo interrogando e ragionando su questo vulnus, partendo dalla convinzione che proprio la situazione attuale debba rendere il nostro intervento più presente e incisivo, promuovendo con i diritti la resistenza in loro difesa. È per questo che nel giorno in cui si celebra la Convenzione ONU come EDI ci teniamo a condividere queste riflessioni, che per noi non hanno un valore di resa, ma di rafforzamento nel nostro convincimento che un’azione educativa e formativa ai diritti umani trovi valore nel nutrimento che dà alla speranza, nel cambiamento che produce dal basso, nelle difese che costruisce contro bulli ed eccezioni. Come EDI ci posizioniamo con l’ONU, con il patto sociale che rappresenta, con i Diritti Umani che promulga, con le bambine, i bambini, le ragazze ed i ragazzi ovunque nel mondo.
- #Approccio ai diritti, #CRC, #Diritti
GIORNATA MONDIALE DEI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA 2025


