TOGETHER FOR A BETTER INTERNET


Si è svolto a Napoli l’11 febbraio il Safer Internet Day (SID) 2020, giornata mondiale per la sicurezza in Rete, istituita e promossa dalla Commissione Europea. L’evento “Together for a better internet”, in contemporanea in oltre cento paesi, è stato celebrato presso il Museo Nazionale delle Ferrovie dello Stato di Pietrarsa, alla presenza di Lucia Azzolina, Ministra dell’Istruzione, e di Filomena Albano, Garante per l’infanzia e l’adolescenza.

Il MIUR, attraverso la Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento scolastico, in quanto coordinatore di Generazioni Connesse – Safer Internet Centre, il centro italiano per la sicurezza in rete, ha promosso e organizzato l’iniziativa insieme ai partner del consorzio: l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Polizia di Stato, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, gli Atenei di Firenze e Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Save the Children Italia, SOS il Telefono Azzurro, la cooperativa E.D.I. Onlus, Skuola net, l’Agenzia di stampa DIRE e l’Ente Autonomo Giffoni Experience, oltre ad altre realtà che aderiscono all’Advisory Board, il tavolo di consultazione del SIC. Anche le scuole sono state invitate a partecipare all’evento e alla campagna sulla sicurezza in rete e a caricare i propri contributi sul sito www.generazioniconnesse.it al seguente link www.generazioniconnesse.it/site/it/sid-2020/attraverso l’apposito form online.

Oltre agli interventi istituzionali, si sono svolte anche dimostrazioni di utilizzo tecnologico positivo da parte di youtuber, influencer e animatori digitali. Si vuole infatti sensibilizzare i bambini, le bambine e gli adolescenti non solo sull’uso consapevole della rete, ma anche sul ruolo attivo e responsabile di ciascuna e ciascuno nella realizzazione di internet come luogo positivo e sicuro. E.D.I., che è partner e responsabile della formazione di Generazioni Connesse, persegue questi obiettivi e sostiene sul territorio nazionale, attraverso le sue attività, le capacità dei giovani nel distinguere e agire responsabilmente le informazioni che ricevono. Ne è un esempio il progetto S.C.AT.T.I., che contrasta la povertà educativa attraverso la partecipazione giovanile, la child safeguarding e promuove un modello attento all’uso delle tecnologie digitali, innovativo e di comunità.

Dai dati emersi nella ricerca di Generazioni Connesse – Survey SID 2020 –, curata da Skuola.net, dall’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e dall’Università degli Studi di Firenze, presentata in occasione del Safer Internet Day 2020, emerge che, su un campione di più di 5mila studenti e studentesse delle scuole secondarie di I e II grado, soggetti potenzialmente più esposti, permangono alcuni fattori di rischio. Purtroppo si evince che la metà dei ragazzi si è imbattuta in episodi di cyberbullismo, provandone quasi sempre disagio; tuttavia cresce, rispetto agli anni passati, la percentuale di chi per farsi aiutare si rivolge ad amici o adulti di riferimento. Questo non fa che confermare quanto di buono si stia provando a fare con le recenti campagne di sensibilizzazione sull’uso consapevole della Rete, che trovano un importante fondamento normativo nella L.71/2017– “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo”.

La Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha sottolineato l’importanza della media educatione come bullismo e cyberbullismo siano vere e proprie piaghe da contrastare attraverso ogni possibile alleanza con le scuole, le famiglie, le associazioni e le istituzioni che si occupano di questi temi. Ha affermato che solo facendo squadra e dando l’esempio, come adulti, potremo davvero fare la nostra parte, ma spesso sono proprio i più grandi a praticare il linguaggio dell’odio. Bisogna far capire ai giovani che isolare un compagno, aggredirlo verbalmente o anche fisicamente, farlo sentire sbagliato, diverso o umiliarlo non sono semplici bravate. Le loro azioni possono avere conseguenze anche gravi e loro devono esserne consapevoli.

Mettendo a confronto rilevazioni effettuate negli ultimi tre anni, l’indagine evidenzia informazioni allarmanti. Infatti più della metà degli intervistati afferma di trascorrere in media 3 o 4 ore al giorno sui social network o sul web, e altrettanti sono quelli che controllano il proprio SmartPhone tra le 5 e le 10 volte ogni ora. Questa esposizione aumenta anche il rischio di ricevere delle informazioni sbagliate: circa il 90 per cento degli intervistati dice di avere riconosciuto delle fake news, ma solo la metà di questi ha fatto qualcosa per contrastarle.

Tra i social network maggiormente utilizzati si confermano YouTube e Instagram, entrambi oltre l’80 per cento, e TIK TOK, intorno al 30 per cento; si riduce invece il gradimento di Facebook, ormai solo al 10 per cento. Aumenta inoltre la percentuale, 1 su 3, di quelli a cui piacerebbe diventare influencer o youtuber, e pochi in meno sono i ragazzi e le ragazze che hanno diffuso una propria idea attraverso un video.

A riprova del clima di cambiamento positivo nella scuola, 9 su 10 dicono di avere discusso con i propri docenti di temi legati all’educazione digitale, più della metà dei partecipanti afferma di usare in classe strumenti digitali, come Lim, tablet e PC “sempre, tutti i giorni o quasi”, anche se alcuni istituti ne rimangono sprovvisti, e più del 40 per cento dice di voler approfondire con i docenti i temi relativi al rischio di cyberbullismo, dipendenza da Internet e social, utilizzo corretto delle nuove tecnologie.

I social network rappresentano un luogo dove esprimere in modo più efficace sentimenti e amicizie, anche se meno della metà sostiene di esserne stato beneficiato nei momenti di difficoltà.

Emerge invece che 1 partecipante su 2 si sente sotto pressione, il 42 per cento perché crede di dover postare contenuti che riflettano un’immagine di sé interessante e cool; il 36 per cento perché pensa di dover postare solo contenuti che possano ottenere molti like.
I risultati mettono in evidenza che per la maggioranza dei ragazzi la rete presenta diversi lati attrattivi ma, di contro, non è il posto dov’è possibile sentirsi sostenuti, protetti e soddisfatti.

Partendo da questa giornata e da queste preziose informazioni, abbiamo chiesto a Mauro Cristoforetti, responsabile web, formatore sull’uso responsabile dei Nuovi Media per E.D.I. Onlus, perché sia importante parlare di sicurezza in rete e quali siano i maggiori rischi per i giovani.

Mauro ha risposto che “…ci troviamo in un momento storico in cui stanno avvenendo grandi cambiamenti, a livello sia antropologico che sociologico, indotti proprio da questa rivoluzione tecnologica, più veloce rispetto a quelle del passato; in questa situazione, dal punto di vista educativo, si fa fatica a trovare risposte altrettanto immediate da parte delle principali agenzie, come la scuola, la famiglia e altri centri educativi.  Il ruolo delle organizzazioni, come E.D.I., che si stanno muovendo in quest’ambito, è proprio aiutare a individuare delle possibili risposte, proporre momenti di confronto e spunti di riflessione, e sostenere linee educative per aiutare a crescere i giovani.          

Esiste un problema di rischio digitale a partire dalla prima infanzia, perché le ricerche ci dicono che i bambini hanno accesso ai dispositivi tecnologici già in età prescolare, per cui è fondamentale attivare dei percorsi formativi dedicati ai genitori che partano dai primi anni, altrimenti si rischia di arrivare in ritardo, sarebbe come dare la patente a qualcuno dopo cinque anni che guida… Come E.D.I. e Generazioni Connesse siamo impegnati nella formazione di docenti e genitori, che devono ricevere le giuste competenze e gli strumenti opportuni, così come i bambini devono avere la possibilità di crescere in contesti informati.   

Crediamo sia necessario che l’educazione diventi anche digitale, in modo che i giovani, a prescindere dallo strumento prescelto, possano applicare principi e declinare i propri diritti anche in contesti online. In questo senso assume un valore particolarmente significativo la conoscenza e l’utilizzo della C.R.C.  – Convention on the Rights of the Child –, perché se si educano i bambini, le bambine e gli adolescenti a non discriminare, non lo faranno neanche in ambienti online, e saremo riusciti nell’intento di fare prevenzione rispetto al cyberbullismo. Ma ci sono anche articoli che riguardano la protezione e la tutela dei minori dagli abusi sessuali, come quelli relativi all’adescamento e al sexting… Diventa veramente importante che gli adulti imparino, nei percorsi educativi che pensano per i loro figli e studenti, ad avere uno sguardo verso l’online, quando chiediamo ‘Com’e andata oggi a scuola?’ oppure ‘Com’è andata a calcio?’ bisognerebbe chiedere anche ‘Com’è andata su Instagram?’ … Educare a una cittadinanza educativa digitale prevede ovviamente uno sforzo che tutti insieme dovremo affrontare…”.

Qua il link al comunicato ufficiale sull’evento tenutosi a Napoli nella giornata dell’11 febbraio 2020: https://www.miur.gov.it/web/guest/-/safer-internet-day2020-together-for-a-better-internet-domani-a-napoli-l-evento-con-la-ministra-azzolina