Dossier Statistico immigrazione 2019: leggere la realtà per promuovere i Diritti



Il 24 ottobre 2019, presso il Teatro Orione di Roma, e contemporaneamente in diverse città italiane, è stato presentato il ventinovesimo Dossier Statistico Immigrazione 2019. Il rapporto, curato dai centri studi Idos e Confronti, rappresenta un punto di riferimento esaustivo per gli analisti, gli studiosi e gli operatori del terzo settore. A seguire presentiamo una sintesi dell’evento di presentazione tenutosi a Roma. Uno degli argomenti più significativi della pubblicazione è quello relativo alla cosiddetta “invasione” dei migranti, in realtà rispetto ai numeri molto più importanti di altri Paesi, si è passati dai 23 mila arrivi nel 2018 ai soli 7 mila dei primi nove mesi del 2019. Seimila sono stati invece i richiedenti asilo assegnati all’Italia, seguendo l’applicazione del programma di relocation previsto dalla Commissione Europea, in conformità con la Convenzione di Dublino. La sovra-rappresentazione mediatica “dell’emergenza migranti” viene smentita dai dati sulla presenza straniera in Italia, di fatto ferma da qualche anno e di molto inferiore a quella di paesi come la Germania: i nostri 23 mila richiedenti asilo – fortemente in diminuzione rispetto agli anni precedenti – impallidiscono davanti ai loro 370 mila. La questione della cosiddetta sicurezza oscura anche i vantaggi economici procurati dai migranti che incidono sul PIL, oltre ai benefici relativi alla convivenza e al dialogo multiculturale. In Italia la popolazione straniera è arrivata a contare 5,2 milioni di residenti (l’8,7 per cento del totale del paese), di cui più di 1 milione sono nati nel territorio nazionale, per cui stranieri sono solo dal punto di vista giuridico, anche se frequentano con profitto le nostre scuole e si esprimono correttamente nella lingua italiana. Le nuove presenze di immigrati si sono radicalmente ridotte in Italia. I motivi sono soprattutto due: la perdurante chiusura dei canali regolari di ingresso per lavoratori non comunitari, che dall’estero vogliono stabilirsi nel paese, e gli accordi del 2017 con la Libia, stipulati dal governo italiano sia con i due governi in conflitto sia con i clan che gestiscono il traffico e la tratta dei migranti, con l’obiettivo di fermare i flussi lungo la rotta del Mediterraneo centrale. I migranti che partono e non annegano (secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, più di mille e trecento persone sono morte o disperse lungo il canale italo-libico nel 2018, una ogni trentacinque che tenta la traversata), possono essere salvati in mare dalle navi delle Ong o della Marina italiana o dai pescherecci di passaggio, che oggi rischiano una multa fino a 1 milione di euro per sbarco non autorizzato di migranti soccorsi in mare, come stabilito dai contraddittori Decreti Salvini. Oppure possono essere catturati dalla Guardia costiera libica e riportati nei campi di detenzione del paese nordafricano, dove tornano a subire violenze, stupri e torture tra le più feroci. Il Mediterraneo è un cimitero: negli ultimi vent’anni più di venticinque mila persone, oltre la metà del dato marino globale, sono nelle sue acque. Partendo da questi dati, importantissimi per qualsiasi ragionamento consapevole, si è animata una tavola rotonda alla quale hanno preso parte alcuni esperti. Luca Di Sciullo, presidente del Centro studi Idos, ha avviato una riflessione denunciando la deriva per la quale: “chi è straniero deve essere un po’ meno uguale a me”. Poi ha sottolineato la perdita di quel principio di solidarietà che in passato aveva contraddistinto il popolo italiano, ha aggiunto che negli ultimi quarant’anni abbiamo discriminato, categorizzandoli con vari epiteti e identità di appartenenza, i protagonisti delle ondate migratorie e degli sbarchi sulle nostre coste, definendo ininterrottamente “invasori” le persone migranti: “vu cumprà”, “africani”, “musulmani”, per citarne alcuni.
Di Sciullo ha rimarcato l’inadeguatezza della normativa sull’immigrazione, il cui testo unico risale al 1998, per non parlare di quello ancora precedente sulla cittadinanza, a suo dire fortemente controverso. Ha contrapposto a questa cornice giuridica la ricchezza di alcuni luoghi dove esistono dei modelli di comunità di pratica solidali. A questo proposito è intervenuto Luciano Manicardi, priore della comunità monastica di Bose, che ha invitato a fare attenzione al modo in cui si sta trasformando in demoni la gente comune,attraverso anche il terreno permeabile dei social network. Manicardi ha ricordato come già nel 2011 il politico e attivista svedese Thomas Hammarbergh, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, aveva denunciato il linguaggio intriso di razzismo dei politici italiani verso alcune minoranze, invitando a recuperare una dimensione etica e rispettosa della parola. Citando e consigliando la lettura del libro di Carolin Emcke, Contro l’odio (La Nave di Teseo, 2016),
Manicardi ha affermato la necessità di recuperare anche il volto e la riconoscibilità dell’altro, che spesso prova una vergogna così grande per le violenze subite che desidera nascondersi o scomparire. Elly Schlein, europarlamentare dal 2014 al luglio di quest’anno, ha definito il dossier “una bibbia laica”, fonte plurale imprescindibile per rispondere ai luoghi comuni e per costruire politiche migratorie fondate sui dati reali e non sulla propaganda. Nel suo intervento ha avviato una riflessione sul come dovrebbero cambiare le politiche migratorie sottolineando che le navi delle Ong, finite nell’occhio del ciclone per avere prestato soccorso ai migranti salvato vite umane, hanno sopperito alla mancanza di una missione umanitaria europea. Nel 2015, ha ricordato Schlein, i ventotto paesi membri dell’Unione europea si sono impegnati a ricollocare 160 mila persone arrivate sulle coste della Grecia, ma finora ne hanno ridistribuite appena 30 mila e solo in sei paesi. Questo è avvenuto per la mancanza di organizzazione e volontà. Lo dimostra il caso del Canada che, nonostante la distanza oceanica, ha accolto in quattro mesi quarantamila siriani. Schlein ha manifestato la sua preoccupazione per la situazione in Libia, dove si stanno facendo rimpatriare migliaia di migranti, destinandoli a torture certe nelle prigioni. Si è detta favorevole al ribaltamento della logica del Trattato di Dublino, che di fatto blocca i migranti al primo paese di arrivo, e a una risposta europea di breve e medio termine con la creazione di corridoi umanitari. Alla fine del suo discorso, anche Schlein ha criticato la legislazione italiana sull’immigrazione e la normativa vigente sulla cittadinanza, facendo un appello per l’approvazione della riforma dello Ius Soli, perché l’inclusione sociale non può avvenire senza il rispetto dei diritti e delle differenze. Sono seguiti gli interventi di Takoua Ben Mohamed, una graphic journalist di origini tunisine ma romana di adozione, che con ironia ha raccontato ai giovani presenti in sala la sua personale esperienza nelle scuole della capitale e i suoi fumetti dove le protagoniste sono donne; e quello di Alessandra Trotta, referente della tavola valdese e delle chiese evangeliche metodiste, che ha contribuito a pubblicare il dossier con i finanziamenti ottenuti tramite l’8 per mille. Nella storia, hanno ricordato entrambe le relatrici, non è mai esistita una società che non sia stata fondata sull’immigrazione. Per questo hanno condiviso la loro preoccupazione per il clima d’insicurezza e di paura che si sta insinuando tra la gente, a danno soprattutto dei giovani, e hanno ribadito l’importanza del dialogo interculturale, ricordando che i diritti non devono mai essere messi in competizione. Le tante preziose considerazioni espresse confermano, se ce ne fosse bisogno, la necessità del lavoro in favore dei diritti che E.D.I. onlus e altre realtà associative e sociali stanno portando avanti. Le preoccupazioni emerse durante la tavola rotonda e i contenuti del dossier dimostrano l’importanza e l’attualità della C.R.C. (Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza) e quanto la corretta affermazione dei suoi principi sia fondamentale per il raggiungimento del benessere individuale e collettivo di ragazzi, ragazze e adolescenti.

Per saperne di più:

https://www.dossierimmigrazione.it/prodotto/dossier-statistico-immigrazione-2019/