“ANDRÀ TUTTO BENE!”


Sono passate quattro settimane dallo scorso 20 febbraio, quando il coronavirus che causa la malattia Covid – 19 è stato riconosciuto presso l’ospedale di Codogno (provincia di Lodi). Da allora abbiamo assistito a una serie di provvedimenti istituzionali restrittivi e di ordinanze severe che di fatto stanno cambiando le nostre vite

In attesa che si trovi presto un vaccino o un farmaco efficace, l’Italia è blindata in casa. Il paese è stato improvvisamente catapultato in un clima da “stato di guerra”, uno scenario inimmaginabile fino a qualche settimana fa. Una volta contenuta la pandemiae il rischio di sicurezza per la salute pubblica, bisognerà subito affrontare le ripercussioni di quest’emergenza sanitaria e le sue gravi conseguenze di carattere economico e sociale.   Il governo dovrà continuare a stanziare incentivi economici per le imprese, le famiglie e tutti i lavoratori e le lavoratrici che hanno subìto perdite pesanti.

Per ora bisogna solo sperare che le contromisure attualmente adottate portino a un’inversione di tendenza nella diffusione del contagio, sull’esempio di quanto sta accadendo in Cina. Se è vero infatti che i cittadini positivi al virus continuano ad aumentare, è altrettanto vero che sta crescendo il numero delle persone guarite, grazie anche allo straordinario lavoro di medici e infermieri. 

In questo periodo dobbiamo imparare a sopravvivere rispettando le regole che ci sono state imposte, facendo di necessità virtù e a sviluppando forme di comportamento resilienti, oltre alla pratica dello smart working, di cui potremmo fare certamente tesoro nel prossimo futuro. Questo è il momento di dimostrare senso di responsabilità e solidarietà sociale, valori che saremo chiamati ad agire. 

A questo proposito la Cooperativa Sociale E.D.I. onlus si unisce all’appello istituzionale #IoRestoaCasa e al coro di chi, rivolgendosi anche a bambini, bambine, adolescenti e alle loro famiglie, invita tutti a rimanere uniti e a collaborare per fare in modo che “andrà tutto bene!!”. Solo così saremo in grado insieme di superare lo stato di emergenza in cui ci troviamo.

La paura e la rabbia per quello che sta accadendo, il disorientamento per la fila contingentata al mercato con la presenza delle forze dell’ordine, l’ansia e lo stress dovuti all’incertezza e alla condizione d’isolamento domestico, l’incomprensione per i vari problemi lavorativi degli adulti e i messaggi contraddittori dei mezzi d’informazione, la diffidenza reciproca, la depressione fisica dovuta alla semplice mancanza di sole e libertà, sono fattori che generano, con il passare delle belle giornate, disagio e malessere soprattutto nei bambini, bambine e adolescenti. Il lockdown rischia d’incidere negativamente proprio su di loro, che soffrono forse più di noi la distanza obbligata da amici, affetti e relazioni sentimentali, che hanno più bisogno di evasione, divertimento e attività fisica, che corrono il pericolo di venire esclusi o deprivati di reali possibilità di accesso all’educazione e alla cultura, ancora di più nei contesti fragili dove la scuola svolge un ruolo fondamentale di garanzia ed equilibrio.   

E.D.I. onlus, come altre agenzie del terzo settore con cui collabora (www.savethechildren.it), suggerisce alcune buone prassi educative per vivere come un’opportunità la lunga convivenza con i propri figli, richiamando l’applicazione dei princìpi fondamentali della C.R.C.:

garantire la serenità e la normalità delle abitudini e cercare di non modificare orari e regole famigliari; ascoltare, comunicare e informare i figli  in modo trasparente; favorire l’uso corretto e consapevole dei media e sostenere spazi di partecipazione creativa; sperimentare nuove forme di socializzazione, gioco e modalità espressive; prevenire il disagio dei minori e proteggerli attraverso il nostro esempio; incentivare la possibilità di esercizio motorio; facilitare la fruizione di piccoli spazi personali e di studio, anche attraverso la didattica digitale; coinvolgerli attivamente nell’organizzazione domestica, comprendere e riconoscere insieme le differenti emozioni che si stanno provando.

Abbiamo posto qualche domanda a Guido Antonelli Costagginipresidentedella Cooperativa Sociale E.D.I.onlus ed esperto di ricerca sociale, per avere il suo racconto di questi giorni complicati.

“Come esperti del settore educativo, quali altri consigli vi sentite di dare ai genitori per aiutare bambini, bambine e adolescenti ad affrontare insieme questo clima straordinario di ansia e restringimenti?”.

Oggi tutti noi adulti abbiamo accesso e riceviamo una serie di informazioni ed indicazioni importanti sul come e perché proteggere i nostri figli ed alunni. Non tornerei quindi su questi aspetti per non risultare ridondante. Se dovessi dare dei consigli, sottolineerei invece l’importanza dell’ascolto e della partecipazione. Ai genitori e ai docenti direi di curare questi aspetti. I bambini ed i ragazzi, nello stravolgimento che hanno subìto le loro vite, stanno costruendo nuovi equilibri, adattandosi alle circostanze e condizioni date dalla crisi. E’ importante che questa ri-costruzione avvenga in maniera partecipata attraverso un dialogo reale e costruttivo tra adulti e bambini/adolescenti. Ascoltarsi, parlare, scambiarsi informazioni ma anche punti di vista, esperienze, emozioni, è fondamentale, per prendere decisioni insieme, e far sentire realmente accolto ed ascoltato anche il vissuto dei nostri figlie e alunni. 

“In quanto membri del Gruppo CRC Italia, quali principi e diritti dell’infanzia e dell’adolescenza pensate siano a rischio violazione?”.

In una situazione come quella che stiamo vivendo l’attenzione è prevalentemente rivolta a privilegiare, giustamente, un atteggiamento protettivo verso bambini, bambine e adolescenti. Per questo motivo sono gli articoli della CRC maggiormente collegati al tema della protezione quelli verso cui il mondo adulto pone più attenzione. Da contro altare gli articoli della CRC che promuovono la partecipazione e l’ascolto sono quelli più penalizzati, ed è proprio verso questi, come sottolineavo prima, che noi adulti dobbiamo porre una attenzione maggiore, trovando il modo migliore per creare spazi di partecipazione attiva dove bambini, bambine ed adolescenti possano esprimere le loro idee, avere voce e prendere decisioni sulle loro vite. Non dimentichiamo poi, in questo delicato processo di trasformazione digitale delle nostre vite a cui stiamo assistendo, che esistono molti bambini e adolescenti che non hanno accesso alla rete vivendo quindi una forte discriminazione rispetto ai coetanei. L’Art. 2 della CRC, che sancisce il diritto a non essere discriminati, rappresenta uno dei 4 principi cardine a cui tutto il documento si ispira.

“Rispetto all’utilizzo positivo della didattica online in questi giorni, ambito nel quale il mondo della scuola si sta impegnando, in che modo si potrebbe valorizzare l’esperienza e incentivare l’uso consapevole e responsabile delle tecnologie digitali?”.

In questo caso mi viene da rispondere più da padre che da presidente di E.D.I. Sto sperimentando in prima persona, chiuso in casa con i mei figli, quanto possano risultare utili le tecnologie digitali per mantenere viva la reti sociali così necessarie ai ragazzi. Così come osservo con attenzione ed ammirazione quanto di speciale stia agendo il mondo della scuola, capace di adattarsi, in tempi relativamente brevi, a diverse forme di didattica a distanza. C’è oggettivamente un uso ampio ma attento e costruttivo delle tecnologie digitali, quasi uno “sbocciare” ed un prendere concretezza di molte attenzioni, raccomandazioni, possibilità didattiche legate alle tecnologie digitali di cui si è tanto parlato e su cui si sono svolte molte formazioni e che ora, mi sembra, prendano corpo quasi naturalmente. All’interno di questo ampio movimento ho anche osservato, con piacere, una attenzione non scontata ad una serie di tutele verso i ragazzi, più da parte dei docenti che da parte dei genitori. Sono comunque convinto che questa crisi da Covid-19 costituirà uno spartiacque nell’uso delle tecnologie digitali, proprio per il necessario e diffuso uso che se ne sta facendo, per le competenze che stanno crescendo, per le esperienze che si stanno vivendo, le cose non saranno più come prima in questo ambito. Sarà importante capitalizzare queste esperienze, rileggendole poi in maniera critica per capire come indirizzare nel futuro le azioni educative e formative in questo ambito. Ma, ripeto, sono sicuro che ci sarà un prima ed un dopo la crisi del 2020 nel mondo delle tecnologie digitali all’interno della scuola.

“Nonostante sia difficile prevedere entità, dimensioni e durata del malessere che stiamo vivendo, in che modo vi state preparando ad affrontare il post-emergenza?”

In questa fase il pensiero strategico è complicato, proprio perché non conosciamo ancora i tempi della fine della crisi. Abbiamo chiaro che, conclusa questa fase, ci sarà una convulsa tensione a recuperare “quanto si è perso” in ottica di tempo ed obiettivi progettuali. Quello che cercheremo di fare è contrastare questa frenesia del recupero, vorremmo portare avanti una linea strategica del: non è stato tempo perso è stato tempo altro. Tenderemo a valorizzare quanto si è vissuto, cercando gli aspetti positivi anche all’interno dei progetti che portiamo avanti. Insomma vogliamo apprendere da questa esperienza quanto più possibile, recuperando e dando continuità ad una serie di dimensioni relazionali ed educative che forse ora solo intravediamo, ma a cui vogliamo dare maggior corpo perché costituiscono una possibilità importante di esercizio dei diritti: rispetto, relazionalità, solidarietà. Con l’aggiunta di una dimensione importante: la lentezza.

 “Paradossalmente la diminuzione dei consumi e dell’inquinamento sta permettendo di fare qualcosa per la tutela dell’ambiente e per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) previsti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. A qualcuno è sembrato come se la natura volesse ribellarsi. Quali insegnamenti potremmo trarre per il futuro?”.

Questo è un fattore che credo stia nel pensiero di molte persone. Ho letto vari articoli che sottolineavano una serie di conseguenze più o meno dirette di questa crisi e tra queste c’è un forte abbassamento dell’inquinamento cittadino. La metafora della natura che si ribella non mi fa impazzire, preferisco quella dell’uomo costretto a frenare lì dove naturalmente accelera incurante delle conseguenze. Dopo questa frenata chi trae vantaggio economico e politico dalle accelerazioni vorrà riprendere da subito quei ritmi, incurante delle conseguenze, privilegiando il profitto al benessere delle persone. E’ nella storia dell’uomo questa continua tensione tra egoismo individuale e solidarietà collettiva. Le cose non cambieranno come conseguenza naturale di questa crisi, sarà necessario continuare a lottare per il raggiungimento degli SDGs, l’unico beneficio che vedo è il calo del consumo autodistruttivo del mondo, ma riprenderà quanto prima ed in parallelo, allora, dovrà anche riprendere il lavoro e la lotta di chi vuole un mondo diverso, più sano e solidale e meno guidato da egoistici interessi economici.